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yankee ad haiti

  
Risulta ormai evidente che il devastante terremoto di Haiti è divenuto il pretesto dell’ennesima invasione militare statunitense. Di fronte a questa plateale operazione militare, ordinata da Sant’Obama con i soliti collaudati pretesti umanitari, qualcuno si è spinto addirittura ad ipotizzare che lo stesso sisma sia stato l’effetto di super-armi segrete di cui gli USA sarebbero in possesso. Ma se in tal modo ci si spinge nel campo della pura speculazione fantascientifica, laddove invece c’è poco da immaginare, ma solo da constatare, è a proposito del ruolo che ancora una volta stanno svolgendo i media di tutto il mondo, impegnati a fornire giustificazioni alla presenza militare a stelle e strisce.  Read more »

gennaio 21st, 2010 Internazionale none Comments

(vignetta tratta da www.granma.cu)

 

vignetta haiti

elezioni a Cuba

Ancora elezioni a Cuba?

Juan Marrero
Cubadebate.cu

A qualcuno nel mondo deve avergli suonato strano l’annuncio del Consiglio di Stato Della Repubblica di Cuba che ha convocato per Domenica 25 Aprile le elezioni delle 169 Assemblee Municipali del Poder Popular.
   Questo è perfettamente comprensibile in quanto è uno dei componenti principali della guerra mediatica contro la Rivoluzione Cubana, che puntualmente nega o ignora la realizzazione di elezioni democratiche: le parziali, ogni 2 anni e mezzo, per eleggere i delegati, e le generali, ogni 5 anni, per eleggere i deputati nazionali delle assemblee municipali. Read more »

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Washington, 5 gen (Prensa Latina) Il giornale "The Washington Post", uno di quelli di maggiore prestigio e circolazione dentro gli Stati Uniti, nega oggi, in un articolo, che Cuba sia considerata una minaccia alla sicurezza nazionale nordamericana.  Un articolo firmato dal vincitore del Premio Pulitzer del 2009, Eugene Robinson, respinge l'idea di includere il paese caraibico nella lista dei luoghi i cui viaggiatori necessitino di un'accurata revisione negli aeroporti statunitensi.  
Robinson fa riferimento alla disposizione del dipartimento di Stato di rendere più severe le misure di sicurezza con i passeggeri provenienti dall'Isola e da altri 15 stati qualificati come instabili o promotori del terrorismo.  
“Cuba rappresenta una minaccia di terrorismo uguale a zero”. “Cuba non è uno Stato fallito, dove si trovano zone del territorio fuori dal controllo del governo, ma è invece una delle società che deve sopportare il bloqueo più duro del mondo”, analizza il giornalista. Commenta che l'idea che qualche cittadino cubano possa ottenere e portare con sé degli esplosivi plastici, delle armi o dei materiali terroristi di qualunque tipo dentro l'Isola è semplicemente ridicola.  
La nazione caraibica si trova tra gli ultimi posti della Terra, dove Al Qaeda tenterebbe di stabilire una cellula, e molto meno progettare o lanciare un attacco terrorista, assicura Robinson in base alla totale assenza di islamici radicali in Cuba.  
Regolandosi con questi argomenti, critica il governo di Barack Obama per il suo atteggiamento vacillante rispetto al tema cubano, e rifiuta il fatto che la Casa Bianca mantenga inalterato il bloqueo o le proibizioni di viaggiare al paese caraibico.  
“Mi risulta difficile credere che Obama non si renda conto quanto sia assurda la nostra politica attuale”.
“Lui deve cambiarla, e può incominciare smettendo di pretendere che cercare terroristi di Al-Qaeda nei voli da Cuba è qualcosa di diverso che una gran perdita di tempo”, conclude.  

gennaio 5th, 2010 Bloqueo none Comments

giornalista prezzolato

Negli ultimi anni, dopo il clamoroso fallimento professionale di tutti quegli analisti, giornalisti, sedicenti cubanologi e scritturati vari di quella compagnia cantante che pronosticava ad ogni piè sospinto l'imminente caduta della Revoluciòn, il leitmotiv adoperato dai media mainstream per attaccare Cuba è stato il presunto mancato rispetto delle cosiddette libertà civili. E uno dei cavalli di battaglia di questa campagna mediatica è stato proprio il diritto ad adoperare la rete.

 

Lo sa bene il Corriere della Sera che annovera tra le sue firme diversi alfieri di questa crociata per un "Internet Libera" sulla isla grande. I più attenti ricorderanno che solo poche settimane fa Pierluigi Battista si stracciava le vesti in difesa della bloggera Yoani Sanchez, e lo stesso facevano Alessandra Farkas e Rocco Cotroneo. E tutti a chiedersi scandalizzati perchè non fosse garantito ad ogni cittadino cubano l'accesso (privatistico, aggiungiamo noi) al web. E e tutti a stigmatizzare quanto illiberale e poco tollerabile fosse questa situazione. Capirete dunque lo stupore che abbiamo provato questa mattina sfogliando il Corsera e leggendo che i cubani si farebbero beffe di Raul Castro nientedimeno che attraverso un sito internet. Perchè una domanda c'è sorta spontanea: ma a Cuba internet non era vietato? Dov'è allora la verita? Nell'articolo del giornalista del Corriere che lamenta le limitazioni al web o in quello del medesimo giornalista del Corriere che dopo qualche giorno esalta la capacità dei cubani di utilizzare internet per aggirare le leggi e la burocrazia? Ovviamente in nessuna delle due tesi e basterebbe un minimo di onestà intellettuale per capirlo, ma al mercato dell'informazione questa è una merce che resta invenduta. Cuba ha un accesso limitatissimo alla rete mondiale a causa dell'embargo statunitense e nonostante il fatto che uno dei cavi sottomarini che collega gli USA al Messico lambisca le sue coste e costretta ad adoperare il collegamento satellitare, molto più costoso, molto meno efficiente ma soprattutto con una larghezza di banda risibile: 240 Mb/s. Ovvero l'equivalente di quanto possono disporre una decina di internet point in un qualsiasi paese occidentale. Attualmente è allo studio la cablatura del tratto di mare che la separa dal Venezuela, ma ci virrà ancora qualche anno. A fronte di questa penuria di banda è logico che sia stata data priorità all'utilizzo pubblico e collettivo (e gratuito) piuttosto che a quello privato ed individuale. Del resto, se il cosiddetto regime avesse tanta paura delle nuove tecnologie, perchè da qualche anno ha attivato l'Universita delle Scienze Informatiche? Perchè ha diffuso su tutto il territorio ed in ogni municipio dei circoli di formazione informatica (gratuiti) aperti anche a chi non è più in eta scolastica? Un giornalista serio, non per forza progressista, basterebbe che sia serio, certe domande se le dovrebbe porre. O no?

bambini cubani
Da : Prensa Latina

L’esistenza nei paesi in via di sviluppo di 146 milioni di bambini, al di sotto dei 5 anni, malnutriti, contrasta con la realtà cubana, mondialmente riconosciuto essere lontana da questo male sociale.
Queste preoccupanti cifre appaiono in recente rapporto del Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF), divulgato nella sede dell’ONU. Read more »

Segnaliamo un iniziativa di alcuni compagni di Centocelle. 

 

GranMercato2009web

VOLVERAN!

Cari fratelli e sorelle di Cuba e del mondo,
abbiamo già passato più di 11 anni in carcere senza che, in nessuna istanza del sistema giudiziale statunitense, si sia fatta giustizia.
Tre di noi sono stati portati a Miami per essere re-sentenziati, obbedendo a un ordine dell’undicesimo Circuito della Corte di Appello di Atlanta, che è arrivata alla conclusione che le nostre sentenze erano state emesse erroneamente.
Nostro fratello Gerardo Hernández, che ha a suo carico due ergastoli più 15 anni di prigione, è stato arbitrariamente escluso da questo processo di revisione. La sua situazione continua ad essere la principale ingiustizia del nostro caso. Il governo degli Stati Uniti sa bene che le accuse sono false e che la condanna è ingiusta.
Questo è stato un processo molto complesso, discusso in tutti i dettagli, a cui abbiamo partecipato insieme ai nostri avvocati. Non abbiamo mai fatto un passo indietro nei nostri principi, decoro e onore e abbiamo sempre difeso la nostra innocenza e la dignità della nostra Patria.
Come successe al momento del nostro arresto e in altre occasioni durante tutti questi anni, abbiamo ricevuto una proposta di collaborazione da parte del governo degli Stati Uniti, in cambio di sentenze più benevole. Una volta ancora rifiutiamo queste proposte, non le accetteremmo in nessuna circostanza.
Il risultato di queste udienze di re-sentenza è frutto del lavoro dello staff legale e l’indiscutibile solidarietà di tutti voi.
Il fatto significativo è che il governo degli Stati Uniti, per la prima volta in 11 anni, si è visto obbligato a riconoscere che non abbiamo causato nessun danno alla sicurezza nazionale.
Per la prima volta è stato riconosciuto pubblicamente l’esistenza di un forte movimento internazionale in appoggio alla nostra immediata liberazione che mina l’immagine del sistema giudiziale Statunitense davanti alla comunità internazionale.
Si conferma una volta ancora il carattere politico di questo processo.
Ci castigano con accuse che non sono mai state provate. Anche se 3 sentenze sono state parzialmente ridotte, questa continua ad essere un’ingiustizia.
I terroristi cubano-americani continuano a godere della totale impunità.
Lo ribadiamo : SIAMO INNOCENTI !
Ci sentiamo profondamente commossi e riconoscenti per la permanente solidarietà che ci offrite, tanto importante in questa lunga battaglia per la giustizia.
Insieme a tutti voi continueremo fino alla vittoria finale, che sarà conquistata solo con il ritorno in patria dei Cinque.

Antonio Guerrero,    Ramón Labañino,    Fernando González

Miami, 8 de diciembre de 2009

dicembre 12th, 2009 Internazionale none Comments

IRAQ

Editoriale de “La Jornada” del 11 Dic. 2009

“La guerra è la pace” era uno dei tre principi della implacabile dittatura planetaria del Grande Fratello, immaginata dallo scrittore britannico George Orwell in “1984”. Ieri Barack Obama, durante la cerimonia di consegna del premio Nobel per la Pace nella capitale norvegese, ha pronunciato un postulato molto simile. Read more »

AlvaroGarcaLineraeevomorales

da Granma Int.

“Oggi la Bolivia ha dimostrato di nuovo la sua vocazione democratica e che è possibile cambiare”, ha dichiarato il presidente rieletto Evo Morales, del Movimento al Socialismo- MAS- che è stato ratificato nell’incarico con un’ approvazione popolare della sua gestione  espressa con più del 63% dei voti.

Nel suo discorso davanti al Palazzo del Governo in Plaza Murillo, davanti  a migliaia di emozionati simpatizzanti, Morales ha dichiarato che il trionfo dei boliviani costituisce fondamentalmente un riconoscimento ai governi ed ai popoli anti-imperialisti ed ha ringraziato per questa opportunità di continuare a lavorare per l’uguaglianza e l’unità in Bolivia.

Il presidente, che sarà investito ufficialmente per il periodo 2010-2015 il prossimo 22 gennaio, ha espresso l’impegno di accelerare il processo di cambi sociali che si sta sviluppando in tutta la nazione, assieme al suo vice presidente, Álvaro García Linera, e alla guida d’una possibile maggioranza nel Senato con 25 senatori su 36, come indicano i sondaggi al termine delle votazioni.

L’elezione ha visto una partecipazione di massa della popolazione e l’incredibile totale di 140.000 voti dall’estero, costituendo così il primo processo elettorale nella cornice della nuova Costituzione, fomentata da Evo, che dichiara la Bolivia uno Stato multinazionale.

Morales ha chiamato i suoi oppositori: “A lavorare insieme per la Bolivia in un governo che sorge dal popolo ed è per il popolo”, ha precisato.

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