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E’ possibile scrivere un reportage sulla condizione economica di un Paese senza menzionare mai, neanche in un capoverso, il fatto che quel Paese soffra un blocco economico da oltre 50 anni? Che razza di informazione potrà mai trarne il lettore medio che acquista il quotidiano? Che valore potrà mai avere quel cosiddetto reportage? Ce lo chiediamo perchè per la seconda volta in pochi giorni Rocco Cotroneo, autorevole firma del Corsera e storico inviato per l’America Latina, è tornato a scrivere di Cuba (leggi). Read more »

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Discorso del Ministro degli Esteri della Repubblica di Cuba, Bruno Rodríguez Parrilla, nel segmento d’Alto Livello del 13º período di sessioni del Consiglio dei Diritti Umani.

Ginevra, 3 marzo del 2010.

Signor Presidente:

Sono stati necessari 60 milioni di morti nella II Guerra Mondiale, per sviluppare il concetto di diritto umano ed in particolare il concetto del diritto alla vita ed alla ldignità umana. Si è avanzato molto nello sviluppo concettuale dei diritti umani e poco nella garanzia del loro esercizio. Read more »

gennaio 5th, 2010 Bloqueo none Comments

giornalista prezzolato

Negli ultimi anni, dopo il clamoroso fallimento professionale di tutti quegli analisti, giornalisti, sedicenti cubanologi e scritturati vari di quella compagnia cantante che pronosticava ad ogni piè sospinto l'imminente caduta della Revoluciòn, il leitmotiv adoperato dai media mainstream per attaccare Cuba è stato il presunto mancato rispetto delle cosiddette libertà civili. E uno dei cavalli di battaglia di questa campagna mediatica è stato proprio il diritto ad adoperare la rete.

 

Lo sa bene il Corriere della Sera che annovera tra le sue firme diversi alfieri di questa crociata per un "Internet Libera" sulla isla grande. I più attenti ricorderanno che solo poche settimane fa Pierluigi Battista si stracciava le vesti in difesa della bloggera Yoani Sanchez, e lo stesso facevano Alessandra Farkas e Rocco Cotroneo. E tutti a chiedersi scandalizzati perchè non fosse garantito ad ogni cittadino cubano l'accesso (privatistico, aggiungiamo noi) al web. E e tutti a stigmatizzare quanto illiberale e poco tollerabile fosse questa situazione. Capirete dunque lo stupore che abbiamo provato questa mattina sfogliando il Corsera e leggendo che i cubani si farebbero beffe di Raul Castro nientedimeno che attraverso un sito internet. Perchè una domanda c'è sorta spontanea: ma a Cuba internet non era vietato? Dov'è allora la verita? Nell'articolo del giornalista del Corriere che lamenta le limitazioni al web o in quello del medesimo giornalista del Corriere che dopo qualche giorno esalta la capacità dei cubani di utilizzare internet per aggirare le leggi e la burocrazia? Ovviamente in nessuna delle due tesi e basterebbe un minimo di onestà intellettuale per capirlo, ma al mercato dell'informazione questa è una merce che resta invenduta. Cuba ha un accesso limitatissimo alla rete mondiale a causa dell'embargo statunitense e nonostante il fatto che uno dei cavi sottomarini che collega gli USA al Messico lambisca le sue coste e costretta ad adoperare il collegamento satellitare, molto più costoso, molto meno efficiente ma soprattutto con una larghezza di banda risibile: 240 Mb/s. Ovvero l'equivalente di quanto possono disporre una decina di internet point in un qualsiasi paese occidentale. Attualmente è allo studio la cablatura del tratto di mare che la separa dal Venezuela, ma ci virrà ancora qualche anno. A fronte di questa penuria di banda è logico che sia stata data priorità all'utilizzo pubblico e collettivo (e gratuito) piuttosto che a quello privato ed individuale. Del resto, se il cosiddetto regime avesse tanta paura delle nuove tecnologie, perchè da qualche anno ha attivato l'Universita delle Scienze Informatiche? Perchè ha diffuso su tutto il territorio ed in ogni municipio dei circoli di formazione informatica (gratuiti) aperti anche a chi non è più in eta scolastica? Un giornalista serio, non per forza progressista, basterebbe che sia serio, certe domande se le dovrebbe porre. O no?

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Da : Prensa Latina

L’esistenza nei paesi in via di sviluppo di 146 milioni di bambini, al di sotto dei 5 anni, malnutriti, contrasta con la realtà cubana, mondialmente riconosciuto essere lontana da questo male sociale.
Queste preoccupanti cifre appaiono in recente rapporto del Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF), divulgato nella sede dell’ONU. Read more »

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

di Raul Mordenti*

Quest’anno non è come gli altri anni!
 Il nostro incontro periodico di solidarietà, di amicizia, di lotta antimperialista si svolge in un momento storico particolare: il capitalismo ha svelato i suoi limiti interni insuperabili, la crisi inevitabile (e prevista dai marxisti) del capitale finanziario ha travolto l’economia di tutto il mondo. Read more »

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Si è da poche ore concluso a Trinidad e Tobago il vertice delle Americhe e la descrizione più calzante l’ha fatta sicuramente Maurizio Matteuzzi sul Manifesto di qualche giorno fa quando ha scritto che questo è stato “un vertice senza Cuba, ma con Cuba al vertice”. Read more »

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 (da www.gennarocarotenuto.it)

Cristina Fernández de Kirchner, presidente argentina, ha sintetizzato al suo omologo statunitense Barack Obama quello che tutto un continente pensa: “la fine dell’embargo contro Cuba non può essere un punto di arrivo di un percorso ma una precondizione” per iniziare a costruire relazioni di mutuo rispetto nel Continente. Read more »

Cumanà (Venezuela) 16-apr – Il Presidente cubano, Raúl Castro, si è detto disposto a discutere “a parità di condizioni” con la Casa Bianca  su diritti umani,  libertà di stampa e prigionieri politici.

“Abbiamo mandato a dire al governo nordamericano, in privato ed in pubblico,  che siamo aperti, quando vogliono, a discuterne a 360°”, ha detto Raul. “Però dev’essere in totale uguaglianza di condizioni senza la benchè minima ombra riguardo alla nostra sovranità e senza la minima violazione del diritto all’autodeterminazione del popolo cubano”, ha avvertito.

Il presidente cubano si è espresso così (vedi l’intervento completo nel video sopra) durante il Vertice dell’ALBA, che ha avuto luogo nella città venezuelana di Cumanà convocato dal Presidente venezuelano Hugo Chavez.
“Perchè non rilasciano i nostri 5 eroi, che non hanno fatto alcun male agli Stati Uniti?” ha domandato inoltre Raul, in risposta al Segretario di Stato nordamericano Hillary Clinton, che poche ore prima aveva chiesto a Cuba la “liberazione” dei suoi presunti prigionieri politici.

Segue un report tratto da Prensa Latina sul vertice di Cumanà.

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I 27 Stati membri del Sistema Economico Latinoamericano e dei Caraibi (SELA) hanno reclamato la fine del blocco economico e finanziario degli Stati Uniti contro Cuba, imposto già da più di 50 anni.

Il segretario permanente del SELA, José Rivera, ha rappresentato alla stampa la richista congiunta dei paesi che formano l’organismo regionale, espressa durante la riunione d’analisi per valutare le relazioni economiche tra gli Stati Uniti, l’America Latina ed i Caraibi, nel mezzo della  crisi. Read more »

Non sappiamo se e quanto questi “segnali” siano da considerarsi attendibili e anticipatori di una svolta… e quand’anche lo fossero saremmo comunque 100 volte diffidenti verso chi, da sempre, non muove foglia se non per tutelare il proprio “intere$$e nazionale”. Quello che sappiamo è che mai la Revolucion è stata così forte, mai Cuba è stata così appoggiata e difesa dai paesi dell’America Latina alla quale così tanto ha dato e – se ci permettete – insegnato.  Al momento, diciamo che sentire un repubblicano yanqui che di ritorno da L’Avana afferma – con la coda tra le gambe – che “l’embargo è un fallimento” non ci dispiace (sic)…

da www.giannimina-latinoamerica.it

di Gennaro Carotenuto

Segnali di Perestrojka a Washington. Dopo 50 anni di sterile aggressività anti-cubana qualcosa si muove in direzione di un cambio che vada ben oltre la fine delle restrizioni ai viaggi dei cubano-statunitensi e all’invio di rimesse degli emigrati che era già parte del programma di Barack Obama. Il più autorevole responsabile della politica estera del Partito Repubblicano, oggi all’opposizione, il senatore Richard Lugar, ha per la prima volta ammesso: “L’embargo è un fallimento”.

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